Ho infilato la
mano nel mezzo
di un
reticolato per carpire
una foglia d’erba
annusarne il
profumo
e masticarla
tenendola in bocca
il più
possibile per saziarmi.
Ho bevuto l’acqua
piovana
facendomi scivolare le gocce
sporche di fuliggine
sulle labbra
succhiarle
per dissetarmi
mentre
scendevano dalle grondaie ferrose.
Nascondermi calcolando
il tempo
trascorso dal
passaggio dei fasci
di luce potente
dei fari
posti sulle
torrette
ai bordi del campo che
fendevano la
fitta nebbia gelata
sciogliendo
di notte
il manto di
neve tra le baracche
puzzolenti
di vita marcia.
da una
storia che mi raccontò mio padre
ricordando il
suo periodo di prigionia in Germania.
elvio
angeletti